Guida alla riabilitazione post-operatoria in chirurgia vertebrale

 
L'incontro con un fisioterapista prima o pochi giorni dopo l'intervento chirurgico è importante, in quanto è possibile dare indicazioni specifiche su quando iniziare i vari tipi di esercizi. I chirurghi utilizzano diverse tecniche chirurgiche e approcci in chirurga spinale. L’accesso alla colonna vertebrale può essere ottenuto attraverso incisioni anteriori, posteriori, ai lati o approcci combinati. Qui sono riportati 3 esempi di artrodesi dello stesso spazio vertebrale (L4-L5), eseguiti con 3 approcci chirurgici diversi, decisi in base alle esigenze cliniche e radiologiche di ogni paziente. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Possono essere utilizzate tecniche minimamente invasive o tradizionali di chirurgia aperta. Generalmente la chirurgia mininvasiva permette una ripresa funzionale più rapida, ma bisogna tenere conto che non è adatta a tutte le patologie. Esistono casi in cui è necessario optare per interventi chirurgici a campo aperto come ad esempio le revisioni chirurgiche, le deformità severe o quadri di severa spondiloartrosi con restringimento marcato delle strutture nervose. La tecnica chirurgica quindi influisce direttamente l’intensità della riabilitazione post-operatoria e la tempistica di ripresa funzionale. 

 

Inoltre, in alcuni casi il chirurgo potrebbe consigliare al paziente il riposo assoluto per qualche giorno prima di intraprendere la riabilitazione.

Sebbene il programma post-operatorio sarà diverso per ogni paziente, esistono alcuni principi che sono comunemente consigliati.

 

Nelle prime 8 settimane dopo l’intervento, l'équipe chirurgica consiglia generalmente di fare brevi passeggiate e leggeri esercizi di allungamento muscolo-tendineo. Si consiglia di eseguire spesso passaggi posturali (letto, sedia, ortostatismo), passeggiate brevi e frequenti, fermandosi se compare dolore acuto. È importante nei primi giorni dopo l’intervento non rinunciare ad una generosa terapia antidolorifica e antinfiammatoria per mantenere bassa la soglia del dolore e permettere una buona complicane nella ripresa funzionale.

 

La maggior parte dei chirurghi invita i pazienti ad alzarsi dal letto e deambulare già dal primo giorno post-operatorio, consigliando di camminare frequentemente durante il periodo di recupero iniziale, aumentando cl tempo la frequenza e la durata delle passeggiate. Il riposo assoluto a letto per i primi 3-4 giorni post-operatori, viene applicato in casi eccezionali, quando durante l’intervento chirurgico si verifica una lesione durale, ossia una lacerazione della sottile parete che avvolge i nervi. In questi casi, il riposo a letto per qualche giorno permette alla lesione di guarire, iniziando successivamente la verticalizzazione e la deambulazione in maniera graduale e sotto stretta osservazione medica.

 

Già durante la prima settimana post-operatoria il paziente inizia ad eseguire esercizi cauti e graduali di allungamento muscolo-tendineo. Durante questi esercizi è giusto avvertire la sensazione di tensione muscolare ma non fino al punto di sentire dolore. Se si avverte dolore, l'allungamento deve essere interrotto. Lo stretching dei muscoli dovrebbe essere fatto lentamente con prese di 30 secondi, 3-4 ripetizioni, 2-3 serie al giorno. Questi esercizi possono essere eseguiti a letto, in piedi o in posizione seduta.

 

È particolarmente importante allungare i muscoli posteriori dell’arto inferiore, spesso descritti come “catena cinetica posteriore” o hamstrings”, attraverso flessioni del tronco in avanti.

 


 

L'allungamento della flessione del quadricipite (catena cinetica anteriore) viene eseguito in maniera passiva prima in posizione sdraiata per la prima settimana, successivamente in maniera più attiva in ortostatismo avvicinando il tallone ai glutei contro una parete.

 

 

 

L’allungamento dei nervi infine si ottiene sdraiandosi sulla schiena con le gambe a terra e sollevando lentamente una gamba fino a sentire un allungamento nella parte posteriore della coscia e attraverso l'anca. Mentre si sostiene la gamba sollevata con le mani dietro il ginocchio, si eseguono flesso-estensioni della caviglia. L’esercizio può essere eseguito con un arto inferiore alla volta oppure con entrambi gli arti inferiori contemporaneamente. Questi esercizi hanno la finalità di ridurre il rischio di formazione di aderenze attorno alle radici nervose.

 

Questi esercizi sono definiti statici perché vengono eseguiti senza movimenti del tronco. I segmenti che si muovono sono praticamente solo gli arti, evitando di sovraccaricare la colonna.

 

A 3-4 settimane dall’intervento, a ferita chirurgica guarita e desuturata, il paziente può iniziare la riabilitazione in acqua, costituita da camminate in acqua e nuoto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A 1 mese dall’intervento si può iniziare attività di cyclette con l’obiettivo di rinforzare i muscoli glutei e quelli degli arti inferiori.

Per i primi 2 mesi si consiglia di evitare sforzi in flessione e sovraccarico della colonna.

 

Avvolte, il chirurgo può consigliare l’utilizzo di busti per qualche settimana, da utilizzare quando in piedi, come fasce lombari in stoffa (con l’obiettivo di attenuare la tensione muscolare e il dolore lombare) o corsetti toraco-lombari rigidi (con l’obiettivo di fornire una stabilità meccanica permettendo la formazione della fusione ossea delle vertebre trattate e dell’integrazione dei mezzi di sintesi con il tessuto osseo).

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