‚ÄčPer stenosi spinale si intende un restringimento del diametro del canale vertebrale contenete i nervi lombari. Ogni vertebra è costituita da due parti, un corpo anteriormente ed un arco posteriormente. Le vertebre sono situate in sequenza una sopra l’altra per cui gli archi posteriori nell’insieme formano un condotto di passaggio per le strutture nervose (midollo spinale e nervi) che si chiama canale vertebrale o canale spinale. Cosi come il cranio protegge l’encefalo, gli archi vertebrali sono la struttura ossea che protegge il midollo spinale ed i nervi. Il midollo spinale è la struttura nervosa che rappresenta la prosecuzione del tessuto nervose encefalico. Esso si estende dal rachide cervicale fino alla seconda vertebra lombare circa. Dalla seconda vertebra lombare fino all’osso sacro, il condotto nervoso contiene la cosi detta cauda equina che è la prosecuzione del midollo spinale e che è formata dalle radici varie nervose che si distribuiscono gli arti inferiori ed alla regione pelvica.

 

Cosa causa il restringimento del canale?

La stenosi spinale è dovuta alle alterazioni artrosiche che affliggono le componenti che formano il canale vertebrale, ossia i dischi intervertebrali, i processi articolari, i ligamenti intervertebrali, causando un restringimento dello spazio dedicato al passaggio dei nervi. Nello specifico, i dischi intervertebrali perdono la loro altezza e consistenza protrudendo all’interno del canale vertebrale, le faccette articolari presentano ingrossamento delle loro capsule articolari con anche insorgenza di piccoli speroni ossei chiamati osteofiti, riducendo ulteriormente a loro volta il diametro del canale vertebrale, mentre i ligamenti tra una vertebra e l’altra perdono la loro tensione e consistenza, introflettendosi all’interno del canale vertebrale occupandone ulteriormente lo spazio. Tutte queste alterazioni, pur essendo di ordine millimetrico, nell’insieme causano un restringimento circonferenziale del diametro del canale vertebrale. Normalmente, un canale vertebrale presenta un diametro di circa 17-18mm, mentre in condizioni di stenosi il diametro si riduce al di sotto i 12mm. Ecco quindi che la stenosi spinale è una patologia che si presenta tipicamente dalla quinta decade di vita ed in poi, che rappresenta il periodo di accentuazione delle patologie su base artrosica.

In rari casi, il canale vertebrale può essere stenotico sin dalla nascita. In questi casi, anche se il quadro può non causare sintomi in età di accrescimento o in età adulta giovane, le possibilità che in età adulta possa insorgersi un quadro sintomatico è maggiore rispetto a persone con canale vertebrale normo-conformato.  

Il canale vertebrale può essere inoltre ristretto a causa di scivolamento di una vertebra sull’altra, condizione chiamata spondilolistesi. In questi casi il restringimento è dovuto alla traslazione anteriore di una vertebra su quella sottostante.

Anche un’ernia discale di grosse dimensioni può causare un restringimento del canale vertebrale.

Esistono anche casi di fratture vertebrali in cui un frammento osseo può occupare spazio all’interno del canale vertebrale causandone il restringimento.

Chiaramente, le sopraelencate condizioni possono presentarsi singolarmente oppure in associazione. Una persona ad esempio può essere contemporaneamente affetta da una stenosi degenerativa del canale vertebrale accentuata dalla presenza di una spondilolistesi, oppure una spondilolistesi può essere asintomatica in una persona con canale vertebrale normo-conformato e sintomatica in un paziente con stenosi congenita del canale vertebrale.

 

Quali sono i sintomi?

La stenosi spinale si esprime con dolore e stanchezza agli arti inferiori durante la deambulazione, condizione chiamata claudicatio spinalis o claudicatio neurogena. I pazienti affetti da stenosi spinale, accusano tipicamente difficoltà di camminare a lungo, con necessità di fermarsi frequentemente. Oltre al dolore ed alla sensazione di stanchezza agli arti inferiori, i pazienti riferiscono anche altri disturbi neurologici come mancata sensibilità, formicolio diffuso, sensazione di bruciore o tensione. I sintomi a carico degli arti inferiori solitamente sono bilaterali. Tali sintomi tendono a migliorare con la schiena leggermente flessa “in avanti” (posizione che favorisce un parziale allargamento del canale vertebrale) e peggiorano con la schiena estesa “all’indietro” (posizione che favorisce il restringimento del canale vertebrale).  Questo è il motivo per cui alcuni pazienti affetti ad stenosi spinale tendono a camminare con la schiena flessa anteriormente e necessità d’appoggio. Il dolore lombare non sempre è presente oppure può essere di entità inferiore rispetto ai sintomi a cario degli arti inferiori.

Nella stenosi su base artrosica, i sintomi a carico degli arti inferiori solitamente si appalesano lentamente nel tempo, presentando un aggravamento progressivo, ossia una progressiva limitazione dell’autonomia deambulatoria, che in casi severi può arrivare a pochi metri o pochi minuti. Solo in caso di traumi o ernie discali voluminose i sintomi neurologici a carico degli arti inferiori insorgono immediatamente o comunque in brevi periodi di tempo.

 

La diagnosi

La stenosi spinale viene diagnosticata prendendo in considerazione la storia clinica del paziente, il quadro clinico ossia la valutazione della funzionalità della colonna e degli arti inferiori e gli esami strumentali. Gli esami strumentali communente utilizzati nella diagnosi della stenosi spinale sono l’esame radiografico (RX) che evidenzia le alterazioni artrosiche a carico delle vertebre e la risonanza magnetica (RM) che mette in evidenza i nervi e le strutture limitrofe che ne causano la compressione.

 

Il trattamento non-chirurgico

Generalmente, il trattamento non-chirurgico è destinato a pazienti con stenosi lieve-moderata oppure pazienti che per qualsiasi motivo non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico, come ad esempio condizioni generali di salute non compatibili con trattamenti invasivi. L’approccio non chirurgico consiste in provvedimenti destinati ad attenuare il dolore lombare ed il dolore a carico degli arti inferiori Ogni trattamento dipende dal quadro clinico del paziente e qualsiasi prescrizione necessita di una valutazione medica diretta. Potrebbe essere prescritto  l’eventuale utilizzo di un corsetto lombare allo scopo di contenere la motilità della colonna lombare e di conseguenza attutire le sollecitazioni dei dischi e delle articolazioni intervertebrali. L’utilizzo del corsetto è generalmente consigliato a tempo parziale e comunque per brevi periodi di tempo, in quanto a lungo termine può apportare problematiche relative ad atrofia muscolare e conseguente ulteriore instabilità vertebrale. Potrebbero essere consigliate eventuali medicinali antiinfiammatori per attutire un quadro infiammatorio in atto, oppure medicinali ad azione sui nervi per attenuare i sintomi neurologici dovuti alla compressione delle radici nervose. Possono essere indicate eventuali terapie infiltrative ad azione diretta sui nervi (infiltrazioni epidurali) per attenuare il dolore neurologico oppure terapie infiltrative a carico delle articolazioni intervertebrali. Spesso vengono prescritte anche terapie fisiche mediante esercizi mirati al controllo dei sintomi lombari e neurologici, come ad esempio stretching, trazioni accurate, esercizi di rinforzo muscolare.

 

Il trattamento chirurgico

In caso di stenosi severa o pazienti che non hanno avuto beneficio dalle cure non-chirurgiche può essere indicato il trattamento chirurgico. L’obiettivo del trattamento chirurgico è di eliminare la compressione a carico dei nervi. Tale obiettivo si raggiunge mediante strategia chirurgica adatta ad ogni singolo paziente. Nella stenosi degenerativa, ossia conseguente ad alterazioni artrosiche, la decompressione dei nervi si può ottenere mediante laminectomia ossia rimozione della struttura posteriore della vertebra chiamata lamina, coadiuvata eventualmente dalla stabilizzazione degli spazi trattati con protesi. In caso di compressione dovuta a spondilolistesi, ossia scivolamento di una vertebra sull’altra, la decompressione può essere ottenuta mediante inserimento di protesi capaci di ripristinare il corretto allineamento delle vertebre. In caso di compressione dovuta ad ernia discale la decompressione avviene mediante rimozione dell’ernia. In caso di compressione conseguente a frattura vertebrale la decompressione avviene mediante rimozione dei frammenti ossei che occupano il canale vertebrale e stabilizzazione con protesi a monte ed a vale della frattura. Ovviamente, si tratta di esempi generici a scopo descrittivo, in quanto l’indicazione e la tecnica chirurgica dipendono dalla valutazione specialistica clinico-radiografica di ogni singolo paziente. In ogni caso, dopo l’intervento chirurgico è importate attenersi alle indicazioni dello specialista di riferimento, riguardanti il necessario periodo di riposo ed astensione da attività stressanti la colonna vertebrale ed eventuali cure fisiche atte al miglioramento della funzionalità neurologica precedentemente sofferente.

La stenosi spinale

Canale vertebrale ampio

Canale vertebrale stretto

Intervento di laminectomia decompressiva e stabilizazione

      2016. Contenuto a cura del dott. Konstantinos Martikos. Sito approvato dall'OMCeO di Bologna.

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